Elia Boldrin è una delle figure tecniche storiche di Kuni e da oltre vent’anni lavora nel settore dell’arredo custom. All’interno dell’azienda ricopre un ruolo trasversale tra progettazione tecnica, industrializzazione del prodotto e supporto alla produzione, seguendo ogni progetto dalla fase di studio iniziale fino alla realizzazione finale.
Il suo lavoro lo porta a confrontarsi quotidianamente con architetti, clienti, falegnameria e produzione, trasformando idee e concept estetici in soluzioni concretamente realizzabili. In un contesto dove ogni commessa rappresenta una nuova sfida e dove gran parte delle lavorazioni sono pezzi unici, Elia contribuisce a coordinare quell’equilibrio tra tecnologia, precisione industriale e capacità artigianale che caratterizza il modo di lavorare di Kuni.
Il mio lavoro parte sempre da una fase di studio iniziale. Quando arriva una nuova commessa ci confrontiamo tutti insieme in ufficio e poi ciascuno segue la propria parte. Io mi interfaccio molto presto con il cliente o con l’architetto, perché spesso il progetto è definito dal punto di vista estetico, ma manca tutta la parte costruttiva.
Il mio compito è capire come trasformare quell’idea in qualcosa che possa essere realmente prodotto e montato. Per questo capita spesso di fare call con il cliente, preparare bozze o schizzi, sviluppare soluzioni in 2D o 3D e confrontarsi continuamente sui dettagli tecnici.
Una volta definita la soluzione, entro nella parte più operativa del lavoro: sviluppo tutti i componenti del pezzo, modello il progetto a computer e creo i percorsi utensili per le macchine. In pratica preparo tutto quello che serve alla produzione perché il pezzo venga realizzato nel modo più preciso possibile.

Il mio ruolo è un po’ “ibrido”: lavoro sia in ufficio sia in produzione. Mi piace seguire i progetti dall’inizio alla fine, soprattutto quelli più complessi, perché credo sia importante essere presenti anche nelle fasi più delicate e supportare direttamente il team quando serve.
Contano tantissimo, perché nel nostro settore praticamente ogni progetto è diverso dall’altro. Noi lavoriamo molto nel custom e spesso realizziamo pezzi unici, quindi non esiste una soluzione standard che puoi replicare all’infinito.
Mi piace definire Kuni una sorta di “boutique industriale”: siamo molto automatizzati e utilizziamo macchinari avanzati, ma l’aspetto artigianale rimane fondamentale. Ci sono lavorazioni dove la macchina arriva fino a un certo punto e poi serve l’esperienza delle persone.
Gran parte del lavoro è problem solving. Gli architetti progettano forme molto particolari, spesso tridimensionali o estremamente complesse, e il nostro compito è capire come costruirle davvero. A volte ci sono pezzi che sembrano quasi impossibili da realizzare, ed è proprio lì che entra in gioco tutta la parte di studio, esperienza e collaborazione.
Il lavoro di squadra è fondamentale anche perché ogni progetto coinvolge più reparti: ufficio tecnico, produzione, falegnameria, montaggio. Bisogna comunicare continuamente e capire anche chi verrà dopo di te nel processo produttivo, così da facilitare il lavoro di tutti.
Molte delle soluzioni migliori nascono proprio dal confronto. Anche quando ci si scontra su un problema, alla fine l’obiettivo comune è sempre trovare il modo migliore per arrivare al risultato finale.
Nel nostro settore tutto parte dal mock-up, cioè una fase di preproduzione molto importante. Prima ancora che il lavoro venga assegnato ufficialmente, realizziamo una sorta di campione o porzione dell’area progettata: può essere un pezzo di parete, un mobile, una parte di soffitto o di pavimento.
Questa fase serve sia al cliente sia a noi. Da una parte permette di mostrare concretamente come sarà il risultato finale, dall’altra ci aiuta a capire quali tecniche utilizzare durante la produzione vera e propria.
Durante il mock-up si definiscono molti aspetti: materiali, finiture, spessori, modalità costruttive e soluzioni tecniche. È una fase molto intensa perché spesso bisogna trovare rapidamente il modo corretto di realizzare elementi ancora poco definiti.
Una volta confermato il progetto, si passa alla produzione vera e propria. Tutto viene documentato: realizziamo fotografie delle lavorazioni, archiviamo soluzioni tecniche e annotiamo le scelte fatte. Questo ci permette di avere uno storico molto utile, soprattutto considerando che spesso tra il mock-up e la produzione finale può passare anche un anno.
Anche l’ottimizzazione dei materiali è una parte importante del lavoro. Cerchiamo sempre di ridurre gli sprechi, soprattutto nei pezzi curvi o nelle lavorazioni più particolari, studiando il miglior posizionamento possibile dei componenti all’interno delle lastre o dei pannelli.

Le sfide più difficili sono sicuramente le lavorazioni tridimensionali e tutti quei progetti dove bisogna trovare un equilibrio tra estetica e fattibilità tecnica.
Gli architetti giustamente danno molto valore al design e al concept creativo, ma poi bisogna trasformare quelle idee in qualcosa che possa stare realmente in piedi, essere prodotto e funzionare nel tempo. Spesso il lavoro consiste proprio nel trovare compromessi intelligenti senza snaturare il progetto iniziale.
Un’altra grande sfida è adattarsi a clienti e mercati diversi. Nel 2024, ad esempio, abbiamo lavorato a un progetto importante a Londra per un ristorante di fascia alta. È stata un’esperienza molto stimolante perché abbiamo dovuto confrontarci con un approccio completamente diverso dal nostro.
Siamo abituati a standard molto elevati e a una cura virtuosistica dei dettagli, mentre in questo progetto alcune scelte erano più orientate alla semplicità e al rispetto del budget. Del resto “less is more” l’hanno inventato loro.
Scherzi a parte, all’inizio non è stato facile adattarsi a un metodo di lavoro differente, ma è stata anche un’esperienza utile per capire come lavorano altre realtà internazionali.
Anche in quel caso, però, il dialogo continuo con il cliente è stato fondamentale per trovare il giusto equilibrio tra esigenze estetiche, funzionalità e costi.
Quello che mi piace di più è che qui ogni giorno è una sfida. Non è un lavoro monotono o ripetitivo: ogni progetto porta con sé problemi nuovi da risolvere, soluzioni da trovare, sfide e diversi obiettivi da raggiungere.
A volte ci possono essere momenti di tensione o difficoltà, ma la soddisfazione di arrivare a fine giornata sapendo di aver raggiunto il risultato è davvero grande.
Un altro aspetto importante è il clima che si è creato negli anni.
In Kuni c’è un ambiente molto unito: pur rispettando i ruoli e l’organizzazione aziendale, si lavora con uno spirito molto collaborativo. Le idee e i consigli vengono ascoltati da tutti, indipendentemente dal ruolo, dall’anzianità o dall’esperienza.
È questo, secondo me, uno dei punti di forza dell’azienda: la capacità di affrontare insieme le sfide quotidiane, confrontarsi e crescere come squadra.
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